04/09/2009

ESAB: operai sul tetto, fabbrica occupata

Mercoledì 2 settembre gli operai della ESAB di Mesero, nel magentino, hanno occupato la fabbrica e un gruppo di loro è salito sul tetto per far sapere all'azienda che deve assumersi la responsabilità di garantire la continuità produttiva in loco e farsi carico dei costi sociali della chiusura dello stabilimento.



Il 22 giugno 85 lavoratori su 143 erano stati messi in mobilità. Per ragioni di pura speculazione la multinazionale ha infatti deciso di chiudere la filiale di Mesero, nonostante il buon andamento dell'azienda e di delocalizzare la produzione nell'Europa dell'est, lasciando in Italia solo la commercializzazione dei prodotti. Agli scioperi e alle proteste coordinate dalla CUB è seguito, il 3 agosto, l'incontro in Regione Lombardia, dove si è fatto un pre-accordo per convertire la mobilità in cassa integrazione straordinaria.

L'accordo prevede da parte della proprietà la garanzia di nuova occupazione per i restanti 58 lavoratori e la re-industrializzazione dell'area. Neanche la richiesta di un impegno da parte della multinazionale a un'integrazione della cassa per garantire il 100% del salario è stata accolta.

La resistenza degli operai continua, la CUB e Rifondazione Comunista invita lavoratori, delegati e società civile a esprimere la propria solidarietà al presidio della ESAB, in via Mattei 24 a Mesero.
"Non c’è motivo per cui l’azienda se ne debba andare da qua se non solo per fare più utili. Qua sono sempre andati benissimo. Siamo di fronte a una finanziaria che ha interessi speculativi e vuole solo fare continuamente utili e utili, senza essere mai sazia perché ne vuol fare sempre di più. Devono cambiare le leggi, ma prima di tutto dobbiamo cambiare noi, sindacato e lavoratori perché fino a quando siamo spezzettati e non capiamo che il problema della chiusura delle fabbriche è un problema di tutti, faremo sempre una guerra fra poveri" Bruno Calcaterra, RSA CUB Esab.

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