in Iraq are undeniable" G.Bush 19/03/08Cinque anni dopo l`attacco all`Iraq non ci sono successi da festeggiare, di nessun tipo. E ci ritroviamo tutti a dirci le cose che gia` sappiamo, che sappiamo da sempre. Si sapeva che non c`erano armi di distruzione di massa, che non c`era alcun collegamento tra Saddam Hussein e Osama Bin Laden, che non sarebbe stata una guerra facile ne` breve. Che si sarebbero alimentati i conflitti etnici, i separatismi e le divisioni religiose all`interno del paese, con conseguenze per tutto il Medio Oriente. La distanza tra sciiti e sunniti e` stata esacerbata come mai prima.
Si sapeva. Il 20 marzo 2003 cento milioni di cittadini di tutto il mondo sono scesi in piazza nella prima manifestazione coordinata e globale della storia. Ma i governi democratici hanno seguito la loro agenda, nonostante quella "opinione pubblica" avversa e consapevole che il New York Times defini` "la seconda superpotenza dopo gli Stati Uniti". Al di la` di tutti i discorsi sulla guerra in Iraq occorre domandarsi che ne e` stato delle nostre democrazie. Quando andiamo a votare possiamo davvero scegliere tra due proposte alternative? In Gran Bretagna sia il Labour che i Tories hanno sostenuto l`intervento in Iraq. Bipolarismo perfetto? Gordon Brown e` subentrato ad un Tony Blair ormai privo di appeal, discreditato dalla scoperta dei falsi dossier sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam. Tuttavia non fa molto per smarcarsi dal solco del blairismo. Delle 4.100 truppe britanniche di stanza a Basra sembra ne resteranno "solo" 2.500, ma i vertici militari si oppongono e Gordon Brown rimane vago sulla data del ritiro. Alla manifestazione di Londra di sabato c`erano 40 mila persone. Cinque anni fa, alla viglia dell`attacco all`Iraq, erano in due milioni ad affollare Hyde Park: meno interesse per le sorti del Medio Oriente o piu` disfattismo riguardo al proprio peso politico?

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